LA GUBANA

I NOSTRI VALORI - LA NOSTRA STORIA

“D” COME…
“DA SEMPRE”

Il cibo è storia, e quella della Gubana ha radici antichissime. Forse risale al 1400, come eredità di un mix di etnie slave, nordiche e locali: si è chiamata per secoli “Gubana” (“Hubanza”) dal nome della credenza in legno dove un tempo veniva custodita al riparo dalla golosità dei bambini. Ma la storia è anche geografia, cioè natura: quella rigogliosa e misteriosa delle Valli del Natisone, luoghi che a volte sembrano fuori dal tempo, anche a noi che ci abitiamo da più di tre generazioni! Chi esce da Cividale a nord, si lascia alle spalle l’antica capitale dei Longobardi, le ultime vigne, le case di campagna e i pochi ulivi e ciliegi, ed entra dopo poche decine di minuti nelle Valli lungo la strada che sale dolcemente lungo il fiume fra faggete, boschi di querce, castagni, alberi di noce e noccioli. Posti schivi questi, ma molto fiabeschi: al riparo dei boschi e dei silenzi vivono i cinghiali, i caprioli, e più in là gli orsi che scavallano le Prealpi fra l’Italia e la Slovenia lungo le loro piste. Nei lunghi inverni, come nelle primavere più miti, la Gubana qui è stata ed è ancora un dolce propiziatorio: la sua ricchezza di ingredienti è una festa: buona per sposarsi, per fare figli, per dare il benvenuto alle stagioni, e alle persone care. Da sempre.

“D” COME DORBOLO’

San Pietro del Natisone è il cuore di queste Valli, e la ricetta originale della Gubana è nata qui. La preparava Antonia Onesti nel forno di pane che gestiva nella località del Tiglio negli anni ’30. Ma fu Nonna Antonietta, moglie e poi vedova di Antonio Dorbolò a meritare il titolo di “hubancianza” (quella delle Gubane): il titolo glielo diedero, con i fatti, persone semplici e vere, contadine e valligiani che nei giorni di festa, pur di avere la “Gubana perfetta” si premuravano di contribuire al lavoro di Nonna Antonietta portandole alcuni preziosi ingredienti presi dalla natura di qui: noci, uova fresche, nocciole, uva secca e tocchetti di arance candite. Poi ci pensava lei a metterci il resto e sfornare per loro una Gubana indimenticabile.

È UNICA, PERCHE’ NOI LA FACCIAMO COME UNA VOLTA

Si sente subito: è la Gubana di una volta. Perché, seguendo le orme di Nonna Antonietta, non siamo mai scese a compromessi. Per fare di un dolce povero una prelibatezza, bisogna rispettare le regole e restare aderenti al territorio e alla ricetta. La vera Gubana Dorbolò ha la sua tipica forma a chiocciola, è fatta di una pasta soffice e dolce che al suo interno racchiude un ripieno ricchissimo di ingredienti, con profumi e sapori dominanti tipici delle nostre Valli. Si comincia tritando in maniera grossolana le noci e le nocciole selezionate con cura, poi si unisce lo zucchero, il cacao, il burro scelto e i pinoli fritti. Per ultimi si aggiungono l’uvetta sultanina, il rhum, la cui parte alcolica svanisce in cottura lasciando solo l’aroma, e i canditi. C’è anche dell’altro, ma è parte della nostra storia familiare, e ne siamo gelosissime!
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